La vulnerabilità del patrimonio culturale
Strategie e tecnologie per affrontare una condizione strutturale dell'era contemporanea
La vulnerabilità del patrimonio culturale è oggi una sfida strategica cruciale per istituzioni, centri di ricerca e organizzazioni internazionali. Lontano dall'essere associata solo a emergenze isolate o specifiche, la logica delle risposte — insieme alle tecnologie e alle infrastrutture disponibili o in via di sviluppo — deve essere compresa come una vera e propria condizione strutturale che investe il patrimonio materiale e immateriale, nonché i territori in cui esso è inserito.
Gli obiettivi della conferenza
Le giornate di lavori sono progettate per:
- Incentivare il dialogo internazionale e lo scambio di buone pratiche.
- Rafforzare i network e le collaborazioni tra istituzioni, enti e ricercatori.
- Promuovere la conoscenza diffusa sulle tecnologie attualmente disponibili.
- Favorire l'elaborazione di linee guida e raccomandazioni strategiche per il futuro della tutela.
13 Gennaio
Aula Magna della Sapienza Università di Roma
14 Gennaio
Ex Vetrerie Sciarra - Sapienza Università di Roma
15 Gennaio
Palazzo delle Esposizioni
15 Gennaio
Sede in via di definizione
13 Gennaio - Aula Magna della Sapienza Università di Roma
- 9:00 - 13:30: Technologies and Infrastructures Addressing Cultural Heritage Vulnerability
- 17:00 - 19:00: Social Innovation and Advanced Technologies for Anthropic Resilience in Cultural Heritage
14 Gennaio - Ex Vetrerie Sciarra - Sapienza Università di Roma
- 9:00 - 19:00: Panel tematici e Workshop sulle iniziative e infrastrutture europee
15 Gennaio - Palazzo delle Esposizioni
- 9:00 - 13:00: Industry Technologies Showcase
15 Gennaio - Sede in via di definizione
- 17:00 - 19:00: Roma Capitale e la vulnerabilità del patrimonio culturale
Due macro-focus strategici
Gli impatti dei cambiamenti climatici, l'aumento di eventi estremi, la pressione antropica e i processi di degrado e abbandono richiedono un approccio integrato e multidisciplinare. La conferenza si propone di esplorare il tema della vulnerabilità attraverso due macro-focus strategici.
Focus A
Rigenerazione, Governance e Resilienza delle Comunità
Questo pilastro esplora le azioni, le metodologie e le tecnologie per il contrasto ai processi di degrado e disintegrazione che colpiscono il tessuto del patrimonio culturale diffuso, con l'obiettivo di garantirne la resilienza a lungo termine contro l'abbandono, lo spopolamento e il sovraffollamento turistico, preservandone l'autenticità.
Il focus affronta inoltre il tema della perdita e della dispersione dei beni a causa di saccheggi, traffici illeciti e conflitti, interrogandosi su come ripristinare e riconnettere il patrimonio alle sue comunità d'origine. Nell'era digitale, la sfida si estende all'integrazione di nuovi modelli di cura partecipativa e tecnologie sostenibili che permettano una governance informata e transdisciplinare.
Sottotemi del Focus A:
A.1 Governance partecipativa e diritti culturali
La governance partecipativa e i diritti culturali sono diventati dimensioni sempre più cruciali nell'affrontare la vulnerabilità del patrimonio culturale nelle società contemporanee. I processi di degrado, abbandono, spopolamento, frammentazione sociale, overtourism e l'indebolimento degli ecosistemi culturali locali producono spesso non solo danni materiali ai beni patrimoniali, ma anche la progressiva erosione delle relazioni tra comunità, luoghi, memorie e pratiche culturali. In questa prospettiva, la vulnerabilità del patrimonio culturale riguarda la capacità delle comunità di accedere, interpretare, trasmettere e partecipare attivamente alla vita culturale.
La trasformazione digitale, il mutamento degli ecosistemi mediatici, il calo demografico, le disuguaglianze sociali e territoriali, i processi migratori, le tensioni geopolitiche e le crescenti difficoltà incontrate dalle comunità nel mantenere la propria presenza sociale e culturale all'interno dei propri territori stanno ridisegnando le modalità con cui i diritti culturali vengono esercitati e le comunità patrimoniali si formano, si rappresentano e si emancipano. In quest'ottica, l'emergente nozione di "diritto a restare" — inteso come la possibilità per gli individui e le comunità di rimanere legati ai propri luoghi, memorie, sistemi di conoscenza e patrimonio culturale — sta diventando sempre più rilevante per affrontare i processi di sradicamento culturale, spopolamento e fragilità territoriale. Di conseguenza, questa sessione mirerà a esplorare modelli di governance partecipativa, a riconnettere il patrimonio culturale con le popolazioni locali, a sostenere la trasmissione intergenerazionale della conoscenza, a favorire l'inclusione sociale, a promuovere la partecipazione democratica e a valorizzare il ruolo della cultura come risorsa strategica per la coesione territoriale e lo sviluppo sostenibile locale.
La sessione accoglie contributi provenienti da studi sul patrimonio (heritage studies), scienze sociali, antropologia, politiche culturali, diritto, pubblica amministrazione, discipline umanistiche digitali (digital humanities), studi urbani, studi sui media, geografia, studi territoriali e campi affini. Le prospettive interdisciplinari e gli approcci comparativi sono particolarmente incoraggiati.
I temi di interesse includono, ma non si limitano a:
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Modelli di governance partecipativa per il patrimonio culturale;
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Patti territoriali, accordi di comunità e modelli di governance collaborativa per lo sviluppo guidato dal patrimonio;
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Politiche basate sul territorio (place-based) e strategie partecipative per la resilienza culturale e territoriale;
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Diritti culturali, cittadinanza culturale, comunità patrimoniali e l'emergente diritto a restare;
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Cooperative di comunità e pratiche di co-creazione;
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Patrimonio culturale, innovazione sociale e rigenerazione territoriale;
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Approcci partecipativi e collaborativi nelle aree interne e nei territori fragili;
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Spopolamento, sradicamento culturale e resilienza delle comunità;
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Patrimonio, saperi locali e trasmissione intergenerazionale nei territori fragili;
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Coinvolgimento dei giovani, trasmissione intergenerazionale e sostenibilità culturale;
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Partecipazione digitale, piattaforme collaborative e beni comuni culturali (cultural commons);
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Il patrimonio culturale come risorsa per la coesione sociale e lo sviluppo sostenibile;
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Approcci partecipativi al recupero e alla ricostruzione del patrimonio in contesti post-conflitto o post-catastrofe;
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Sfide di governance legate alla pressione turistica, allo spopolamento e allo sradicamento culturale;
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Politiche, reti e iniziative europee che promuovono la partecipazione culturale e le comunità patrimoniali.
A.2 Pianificazione urbana, paesaggi culturali e politiche globali per il patrimonio
I paesaggi culturali sono sempre più esposti a vulnerabilità strutturali generate dal cambiamento climatico, dal calo demografico, dalla pressione turistica, dal consumo di suolo e dalla frammentazione delle comunità locali. Questa sessione invita geografi, territorialisti, urbanisti, studiosi del patrimonio (heritage scholars) e ricercatori di discipline affini a riflettere sul ruolo della pianificazione e delle politiche patrimoniali nel favorire la resilienza dei luoghi e delle comunità. Sono particolarmente incoraggiati i contributi che si occupano di aree interne, paesaggi urbani storici, patrimonio rurale ed esperienze comparate di gestione territoriale integrata.
Queste pressioni agiscono raramente in modo isolato. Il cambiamento climatico, il consumo di suolo e il calo demografico interagiscono con la pressione turistica e l'indebolimento delle economie locali fino a rimodellare interi sistemi territoriali, alterando i modelli di uso del suolo, le gerarchie insediative e la continuità ecologica e produttiva dei paesaggi culturali. Intesa in questi termini, la vulnerabilità del paesaggio è una condizione strutturale e multiscalare che non può essere governata a livello del singolo sito o monumento, ma richiede un'azione coordinata che superi i confini amministrativi e i livelli di pianificazione.
Questa sessione esamina il ruolo della pianificazione spaziale e delle politiche del patrimonio nella costruzione della resilienza dei luoghi e delle comunità, con particolare attenzione all'articolazione tra i quadri di riferimento globali del patrimonio e le pratiche territoriali locali. Strumenti come la Raccomandazione UNESCO sul Paesaggio Urbano Storico, i piani di gestione del Patrimonio Mondiale e la Convenzione Europea del Paesaggio promuovono un approccio integrato ed esteso all'intero territorio, in cui la conservazione è incorporata nella pianificazione ordinaria e nella governance dell'uso del suolo, anziché essere confinata entro perimetri protetti. La sfida risiede nel tradurre questi quadri di riferimento in strategie di pianificazione operative — piani paesaggistici e di gestione, pianificazione territoriale e strategica, osservatori del paesaggio e obiettivi di qualità — capaci di guidare la trasformazione salvaguardando al contempo l'identità e la leggibilità dei paesaggi culturali.
Una particolare enfasi è posta sulle strategie di pianificazione adattiva e anticipatoria per i territori sottoposti a stress: la rigenerazione delle aree interne e marginali e il riequilibrio dei sistemi insediativi; la gestione del patrimonio rurale e agrario e dei suoi paesaggi produttivi; la mitigazione del consumo di suolo attraverso approcci ecosistemici e basati sulla natura (nature-based) alla scala del paesaggio; e la gestione territoriale della pressione turistica attraverso la distribuzione dei flussi e la pianificazione basata sulla capacità di carico. Mentre le dimensioni sociali, partecipative e basate sui diritti delle comunità patrimoniali sono affrontate nella Sessione A1, questa sessione si concentra sugli strumenti di pianificazione, politica e governance attraverso i quali i paesaggi culturali resilienti possono essere progettati, monitorati e gestiti nel tempo.
I temi di interesse includono, ma non si limitano a:
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Le relazioni tra i quadri di riferimento globali del patrimonio (Patrimonio Mondiale UNESCO, Raccomandazione sul Paesaggio Urbano Storico, Convenzione Europea del Paesaggio) e le pratiche territoriali locali;
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Strategie di pianificazione adattiva e anticipatoria per i paesaggi culturali sottoposti a pressioni climatiche e antropiche;
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I paesaggi urbani storici e l'integrazione della conservazione all'interno della pianificazione urbanistica e territoriale;
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Patrimonio rurale e agrario, gestione dell'uso del suolo e salvaguardia dei paesaggi produttivi;
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Rigenerazione delle aree interne e marginali e riequilibrio dei sistemi insediativi;
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Mitigazione del consumo di suolo attraverso approcci ecosistemici e basati sulla natura (nature-based) alla scala del paesaggio;
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Gestione territoriale della pressione turistica: capacità di carico, distribuzione dei flussi e piani di gestione (si veda anche la Sessione A4);
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Esperienze comparate di gestione territoriale integrata e multilivello e di governance del paesaggio;
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Osservatori del paesaggio, obiettivi di qualità paesaggistica e strumenti di monitoraggio per la resilienza territoriale;
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Processi di pianificazione partecipativa per la co-definizione degli obiettivi di paesaggio (distinti dagli approcci basati sui diritti della Sessione A1).
A.3 Tecnologie digitali come infrastrutture per la resilienza del patrimonio
Il patrimonio culturale è una risorsa essenziale per la memoria collettiva, l'identità, la coesione sociale, la produzione di conoscenza e lo sviluppo sostenibile dei territori. L'architettura storica, i paesaggi culturali, i siti archeologici, i musei e le opere d'arte, gli archivi e le biblioteche sono sempre più esposti a complessi fattori di rischio, tra cui la perdita di competenze specialistiche (expertise) e la fragilità dei sistemi di conservazione e gestione. In questo contesto, le tecnologie digitali non sono meri strumenti di documentazione o comunicazione, ma vere e proprie infrastrutture per la resilienza del patrimonio. Esse sostengono la capacità di istituzioni, professionisti, ricercatori e comunità di comprendere, monitorare, proteggere, restaurare, interpretare e trasmettere il patrimonio culturale, rafforzando al contempo la prevenzione, la risposta alle emergenze e la pianificazione a lungo termine.
Questa sessione mira a favorire una discussione interdisciplinare sul ruolo delle tecnologie digitali nel supportare la tutela, la gestione, l'interpretazione e la resilienza a lungo termine del patrimonio culturale. Il loro valore risiede nel connettere dati, competenze, luoghi e utenti, consentendo decisioni più informate e forme più adattive di cura del patrimonio. Questo tema accoglie una visione della trasformazione digitale intesa come processo sistemico e partecipativo finalizzato alla produzione collettiva di "Beni Comuni Digitali" (Digital Commons) che integrano dati provenienti da molteplici fonti e discipline, con l'obiettivo di promuovere la ricerca collaborativa e una governance sostenibile del patrimonio, come nel caso dello European Collaborative Cloud for Cultural Heritage (ECCCH) o del Common European Data Space for Cultural Heritage. La sessione accoglie contributi che esplorano come le infrastrutture digitali possano supportare la conservazione, la valutazione del rischio, l'integrazione delle conoscenze, l'accessibilità, il coinvolgimento del pubblico e la governance sostenibile del patrimonio attraverso diverse scale e tipologie di beni culturali.
Saranno presi in considerazione abstract per paper o poster che presentino ricerche, esperienze e proposte con una solida base scientifica su temi quali: digital twin (gemelli digitali), GIS, rilievo 3D, fotogrammetria, laser scanning, sensori, intelligenza artificiale, realtà aumentata e virtuale, database interoperabili, sistemi predittivi e piattaforme collaborative per la conoscenza e la gestione del patrimonio, o qualsiasi altro argomento coerente con quest'area di discussione, ricerca e sviluppo, con un focus specifico su approcci e soluzioni infrastrutturali. Sarà data particolare attenzione ai contributi che affrontano l'interoperabilità, i principi dei dati FAIR e le pratiche di Open Science (scienza aperta) come condizioni per la sostenibilità a lungo termine delle infrastrutture digitali del patrimonio.
Le aree di interesse rilevanti possono includere:
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Monitoraggio strutturale e ambientale dell'architettura storica;
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Modellazione digitale di edifici, siti e paesaggi culturali vulnerabili;
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Approcci di archeologia dei paesaggi relativi alle dinamiche insediative e ai cambiamenti ambientali;
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Digitalizzazione avanzata, interpretazione e gestione delle collezioni museali;
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Descrizione, analisi e conservazione digitale di manoscritti, edizioni antiche a stampa e archivi;
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Supporto digitale per la diagnostica, la conservazione e il restauro;
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Gestione dei dati per la conservazione preventiva e la valutazione del rischio;
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Strategie digitali per musei, biblioteche, archivi e istituzioni culturali in contesti di emergenza;
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Tecnologie per l'accessibilità, la partecipazione del pubblico, l'interpretazione inclusiva e la trasmissione intergenerazionale del patrimonio.
A.4 Turismo culturale sostenibile
Il turismo è uno dei principali motori dell'economia globale, la terza attività socioeconomica in Europa e, nel complesso, la principale industria nazionale. La diffusione su larga scala del turismo rappresenta un traguardo sociale ed economico del secolo scorso; la sua svalutazione e deregolamentazione rappresentano la negazione dei suoi presupposti positivi. Il turismo è quindi una risorsa, ma costituisce anche una minaccia quando il fenomeno raggiunge proporzioni incontrollabili. Questa duplice natura del fenomeno turistico e i binomi opposti patrimonio/turismo, tutela/accessibilità e conservazione/fruizione richiedono attenzione, attraverso l'analisi dei dati e lo sviluppo di sperimentazioni progettuali.
Gli effetti positivi del turismo sui territori locali e la sua capacità di generare benefici economici, occupazionali e sociali, contribuendo anche al riposizionamento economico e sociale delle aree svantaggiate, sono ampiamente riconosciuti. Allo stesso tempo, esiste una vasta letteratura sul fenomeno dell'overtourism e sulle criticità della trasformazione del turismo in una "monocoltura produttiva". Si è consolidato il concetto di "Disneyficazione", insieme a una maggiore consapevolezza che il fenomeno, quando supera la capacità di carico di una regione, genera problemi significativi e impatti negativi sulle comunità locali, portando a un "consumo dei luoghi". Il consumo viene discusso sia nella sua componente fisica, come consumo di risorse non sempre rinnovabili (quali il patrimonio, il paesaggio e il clima), sia nella sua componente immateriale, come consumo visivo dei luoghi. Le questioni rilevanti su cui concentrare riflessioni e contributi propositivi sono:
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La mercificazione del patrimonio culturale e naturale;
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Il complesso rapporto che si genera tra turisti e residenti, in particolare nelle città che sono mete turistiche globali;
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L'alterata percezione che i visitatori hanno dei luoghi, spesso standardizzata e appiattita nella visione stereotipata del turismo di massa;
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Gli impatti positivi del turismo lento (slow tourism) sulle comunità.
Data la duplice natura del turismo, inteso sia come criticità sia come risorsa, è essenziale rafforzare la ricerca e le strategie volte a promuovere lo sviluppo di un turismo sostenibile, a riequilibrare i flussi e a bilanciare le relazioni tra le destinazioni del turismo di massa, dove si concentra il maggior numero di visitatori, e i territori locali, spesso ad alto potenziale di attrazione ma raramente visitati. A questo proposito, è importante sottolineare la volontà di sostenere la transizione del sistema turistico italiano e globale verso un modello più sostenibile, coerente con gli obiettivi principali, in particolare con la transizione ecologica.
Sono benvenuti gli abstract per i paper, preferibilmente accompagnati da materiale illustrativo, nonché le proposte di poster che presentino riflessioni teoriche, ricerche applicate, esperienze e buone pratiche, iniziative sperimentali e innovative, destinate a servire da ispirazione e da esempio per politiche, programmi e progetti volti a sviluppare nuovi modelli di gestione di questo fenomeno.
A.5 Arti, media e patrimonio per la rivitalizzazione territoriale
Le arti e i media, strettamente intrecciati con i processi di costruzione della memoria, svolgono un ruolo cruciale nella rivitalizzazione di aree colpite da degrado e spopolamento, così come da conflitti ed eventi climatici o sismici estremi. In tutto il mondo, numerose iniziative artistiche e progetti sperimentali, spesso supportati da tecnologie avanzate, hanno contribuito a mitigare gli effetti di tali condizioni, prevenendo o denunciando i danni causati dalle attività umane e preservando le memorie delle comunità locali attraverso il recupero e la valorizzazione del patrimonio culturale e territoriale.
Le proposte per le presentazioni dei panel saranno selezionate in relazione alle seguenti tre aree di indagine:
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Pratiche artistiche e mediali che affrontano il degrado di origine antropica e la vulnerabilità dei luoghi: identificazione e comunicazione dei fattori di rischio (azioni predittive sulla vulnerabilità). In che modo l'arte contemporanea e le industrie culturali si stanno confrontando con i temi della vulnerabilità ambientale e culturale? Al contempo, quali esperienze dal basso (grassroots) e comunitarie nel campo dei media, dell'arte e dell'innovazione sociale si sono dimostrate efficaci nel sensibilizzare l'opinione pubblica sulle sfide legate alla vulnerabilità? Quali forme di advocacy, coinvolgimento del pubblico e intervento critico sono state sviluppate per identificare e comunicare i fattori di rischio che colpiscono i luoghi e le comunità?
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Pratiche artistiche e produzioni mediali che contribuiscono alla rivitalizzazione di territori colpiti da conflitti ed eventi catastrofici (azioni di mitigazione della vulnerabilità). Quali progetti artistici finalizzati al recupero territoriale e alla cura di ambienti vulnerabili sono attualmente in fase di attuazione, o hanno contribuito con successo a mitigare le conseguenze di eventi catastrofici? In che modo gli artisti, le organizzazioni culturali e le iniziative mediali hanno collaborato con le comunità locali nei processi di recupero, costruzione della resilienza e rigenerazione sociale?
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Le arti e la memoria di comunità nella ricostruzione del patrimonio culturale e del tessuto sociale (azioni partecipative di recupero). A fronte del crescente numero di iniziative comunitarie che affrontano la vulnerabilità dei luoghi, quali esperienze nazionali e internazionali nella pratica artistica e nella comunicazione — tra cui l'arte comunitaria (community art), la progettazione territoriale partecipata, la public history e la comunicazione della ricerca storica e antropologica — hanno dimostrato la capacità di preservare la memoria collettiva e rafforzare la coesione sociale? In che modo tali iniziative possono contribuire alla rivitalizzazione delle comunità locali e alla ricostruzione del loro patrimonio culturale?
Sono benvenuti gli abstract, preferibilmente accompagnati da video, nonché le proposte di poster che presentino progetti di ricerca, esperienze pratiche e iniziative innovative basate su solide metodologie scientifiche e chiaramente riconducibili a una o più delle tre aree tematiche.
Focus B
Cause Materiali di Rischio, Tecnologie e Infrastrutture di Salvaguardia
Questo pilastro analizza le diverse cause fisiche e ambientali della vulnerabilità e, di contro, individua le tecnologie e le infrastrutture necessarie a contrastarle per mettere in sicurezza la memoria e le testimonianze del passato.
La ricerca si concentra su fattori di rischio fondamentali come l'inquinamento, i conflitti armati — che rappresentano l'assalto più visibile a interi paesaggi fisici e antropici —, i cataclismi naturali e il rischio sismico (un tema di massima sensibilità per l'Italia). Accanto alla degradazione intrinseca dei materiali costruttivi e dei manufatti, viene esaminata con rilevanza strategica anche la minaccia dell'obsolescenza tecnologica, che mette a rischio la conservazione e la protezione della memoria digitale.
Sottotemi del Focus B:
B.1 Cambiamenti climatici e strategie di mitigazione per la conservazione del patrimonio culturale
Il cambiamento climatico si sta delineando come una delle sfide più critiche per la conservazione e la gestione del patrimonio culturale. L'aumento delle temperature, il mutamento dei regimi di precipitazione, l'innalzamento del livello del mare e la crescente frequenza e intensità di eventi meteorologici estremi stanno accelerando i processi di deterioramento ed esponendo i beni culturali a rischi senza precedenti. Questi impatti colpiscono siti archeologici, edifici storici, paesaggi culturali, collezioni museali e altre forme di patrimonio materiale, evidenziando la necessità di conoscenze scientifiche avanzate e soluzioni tecniche innovative per supportare la loro preservazione a lungo termine. Al contempo, la transizione verso ambienti costruiti a basse emissioni di carbonio ed energeticamente efficienti pone nuove sfide e opportunità per la conservazione e la gestione adattiva degli edifici storici, richiedendo un attento equilibrio tra i valori patrimoniali e gli obiettivi di sostenibilità.
Questa sessione mira a fornire una piattaforma interdisciplinare per discutere gli impatti del cambiamento climatico sul patrimonio culturale ed esplorare approcci all'avanguardia per la valutazione del rischio, il monitoraggio, l'adattamento, la mitigazione e la gestione sostenibile.
La sessione si propone di riunire ricercatori e professionisti che operano nei settori della conservazione del patrimonio, delle scienze ambientali, dell'ingegneria, delle geoscienze, dell'architettura, della fisica tecnica edilizia, della geomatica, dell'informatica e di campi affini, favorendo lo scambio di metodologie, strumenti e applicazioni per comprendere e affrontare le minacce legate al clima. Particolare attenzione sarà dedicata all'identificazione e alla quantificazione degli stress climatici e ambientali, alla valutazione della vulnerabilità e dell'esposizione, e allo sviluppo di strategie innovative per migliorare la resilienza e la sostenibilità dei beni del patrimonio culturale. Sono particolarmente incoraggiati i contributi che presentano progressi metodologici, studi sperimentali, approcci di modellazione e soluzioni basate sulla tecnologia.
I temi di interesse includono, ma non si limitano a:
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Pericoli legati al clima e loro impatto sui beni del patrimonio culturale;
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Valutazione della vulnerabilità, dell'esposizione e del rischio in scenari climatici attuali e futuri;
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Monitoraggio dei parametri ambientali che influenzano la conservazione del patrimonio;
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Modellazione predittiva dei processi di degrado e dei danni indotti dal clima;
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Simulazioni climatiche e strumenti di previsione per la valutazione del rischio del patrimonio;
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Telerilevamento, osservazione della Terra e analisi geospaziale per il monitoraggio del patrimonio;
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Approcci basati sul GIS per la mappatura dei pericoli e la valutazione della vulnerabilità;
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Digital twin (gemelli digitali) e rappresentazioni virtuali per l'analisi del rischio e il supporto alle decisioni;
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Intelligenza artificiale, machine learning e metodi basati sui dati per la gestione del patrimonio;
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Reti di sensori, Internet delle Cose (IoT) e sistemi di monitoraggio in tempo reale;
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Tecniche diagnostiche avanzate e tecnologie di monitoraggio ambientale;
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Strategie di conservazione preventiva e approcci di gestione adattiva;
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Soluzioni basate sulla natura (nature-based) e ingegneristiche per l'adattamento climatico e la conservazione ecologica (green conservation);
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Efficienza energetica, valutazione delle prestazioni edilizie e strategie di retrofit (riqualificazione) sensibili al clima per gli edifici storici;
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Tecnologie e metodologie innovative per ridurre il consumo energetico e le emissioni di carbonio negli edifici storici, preservandone al contempo il valore culturale;
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Quadri di riferimento per la valutazione multi-rischio che integrano sfide climatiche, ambientali ed energetiche;
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Metodologie e tecnologie innovative per la salvaguardia di siti archeologici, edifici storici, paesaggi culturali e collezioni museali.
B.2 Tecnologie avanzate per la resilienza sismica dei beni culturali
I beni del patrimonio culturale, gli edifici storici, i siti archeologici, i paesaggi culturali e le infrastrutture museali sono sempre più esposti a pericoli sismici che ne minacciano l'integrità strutturale e la conservazione a lungo termine. Migliorarne la resilienza richiede l'integrazione di tecnologie avanzate, metodologie interdisciplinari e modelli di governance innovativi. Tuttavia, la sfida risiede nell'integrare le nuove tecnologie con pratiche di conservazione sicure e sostenibili, pur rimanendo radicati in una profonda comprensione dell'ambiente costruito in termini di materiali e caratteristiche strutturali e architettoniche.
Studiosi, ricercatori, professionisti e istituzioni sono invitati a presentare contributi originali sullo stato dell'arte della ricerca e sulle applicazioni sul campo riguardanti soluzioni tecnologiche, metodologiche e programmatiche per migliorare la resilienza sismica del patrimonio culturale.
I potenziali autori sono invitati a presentare abstract che affrontino i seguenti temi:
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Valutazione della vulnerabilità sismica di edifici storici, monumenti, siti archeologici e paesaggi culturali;
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Comportamento strutturale e meccanismi di danno delle costruzioni storiche;
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Monitoraggio dello stato strutturale (Structural Health Monitoring - SHM) e sistemi di allerta precoce (early warning);
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Digital Twin (gemelli digitali), modellazione numerica e piattaforme di integrazione dei dati (HBIM, GIS) per una gestione orientata alla resilienza;
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Tecniche di consolidamento innovative e tradizionali compatibili con i principi di conservazione del patrimonio;
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Prove non distruttive avanzate (Non‑Destructive Testing - NDT) e tecniche diagnostiche per la valutazione strutturale;
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Intelligenza artificiale, machine learning e analisi basate sui dati per la valutazione sismica e strutturale;
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Rilievo, documentazione, laser scanning, fotogrammetria e mappatura 3D per la valutazione del rischio sismico e la conservazione;
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Approcci sostenibili e basati sulla natura (nature-based) per la mitigazione del rischio sismico;
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Resilienza sismica del patrimonio mobile, delle collezioni museali e degli interni storici;
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Valutazione del danno post-terremoto, misure di emergenza e strategie di recupero;
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Preparazione al rischio, gestione dei disastri e pianificazione della resilienza per il patrimonio culturale;
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Coinvolgimento della comunità, approcci partecipativi, governance e quadri programmatici (policy frameworks) per la resilienza sismica;
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Casi studio e lezioni apprese da recenti terremoti ed esperienze internazionali;
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Vulnerabilità vulcanica del patrimonio culturale, dei siti storici e dei monumenti rispetto ai pericoli eruttivi nelle zone ad alto rischio.
B.3 Vulnerabilità fisica e strutturale del patrimonio culturale
La vulnerabilità fisica e strutturale rappresenta una delle dimensioni più urgenti nella protezione a lungo termine del patrimonio culturale. Il patrimonio architettonico, archeologico e artistico è sempre più esposto a molteplici fattori di rischio interagenti: pericoli naturali, eventi sismici e idrogeologici, stress ambientali, degrado dei materiali, inquinamento, processi di invecchiamento, manutenzione inadeguata e la progressiva perdita di conoscenza relativa alle tecniche costruttive, ai materiali storici e alla storia conservativa dei beni. Questi fattori non agiscono in modo isolato, ma spesso si combinano nel tempo, producendo complessi quadri di deterioramento che influenzano la stabilità, la leggibilità, l'accessibilità e la trasmissione dei beni del patrimonio.
Questo sotto-tema affronterà le tecnologie, i metodi e le strategie per comprendere, monitorare, valutare e mitigare la vulnerabilità fisica e strutturale del patrimonio culturale.
Particolare attenzione sarà dedicata alle tecniche diagnostiche e di monitoraggio, inclusi i metodi non invasivi e minimamente invasivi, i sistemi basati su sensori, le tecnologie di imaging, la caratterizzazione dei materiali, la valutazione strutturale, la modellazione digitale e gli approcci integrati per la valutazione dello stato di conservazione. I contributi potranno anche esplorare gli effetti dello stress termo-igrometrico, delle variazioni microclimatiche, degli eventi estremi e delle fluttuazioni ambientali sugli ecosistemi del patrimonio, con specifico riferimento alla resilienza delle strutture storiche e dei materiali fragili.
La sessione mira a promuovere un dialogo interdisciplinare tra scienze dei materiali, ingegneria, studi di conservazione, architettura, archeologia, chimica, fisica, scienze ambientali e gestione del patrimonio (heritage management). Saranno presi in considerazione sia i progressi metodologici sia le esperienze operative, inclusi la conservazione preventiva, le strategie di adattamento, la pianificazione delle emergenze, la gestione del rischio, i protocolli di manutenzione e i modelli predittivi per la protezione a lungo termine. Un focus specifico sarà posto sugli approcci in grado di connettere l'analisi scientifica, l'innovazione tecnologica, la pratica di conservazione e i processi decisionali.
La conferenza accoglie abstract relativi a questo sotto-tema da parte di studiosi, centri di ricerca, istituzioni culturali, autorità per il patrimonio (Soprintendenze), laboratori, professionisti, imprese e stakeholder coinvolti nella tutela e nella gestione del patrimonio culturale. Le proposte possono presentare riflessioni teoriche, quadri metodologici, applicazioni tecnologiche, ricerche sperimentali, casi studio, analisi comparative, progetti pilota o modelli operativi trasferibili. Sono particolarmente incoraggiati i contributi e le esperienze interdisciplinari capaci di connettere diagnostica, monitoraggio, strategie di conservazione e gestione sostenibile del rischio.
Gli abstract selezionati attraverso la call contribuiranno ai panel dei workshop dedicati alla vulnerabilità del patrimonio culturale e allo sviluppo di prospettive condivise sulla prevenzione, la resilienza e la salvaguardia a lungo termine.
B.4 Geopolitica, conflitti, perdita e ricostituzione del patrimonio
I conflitti armati, i riallineamenti geopolitici e l'instabilità sistemica rappresentano alcune delle minacce più evidenti e devastanti per l'integrità del patrimonio culturale globale. Tutt'altro che emergenze isolate, la distruzione, il saccheggio e il traffico illecito di beni culturali in tempo di guerra costituiscono un assalto continuo ed endemico che ridisegna interi paesaggi fisici, digitali e antropici. In questo contesto, la vulnerabilità del patrimonio culturale diventa una questione profondamente geopolitica, in cui la perdita di beni materiali e immateriali influisce direttamente sull'identità, sulla memoria e sul tessuto sociale delle comunità locali.
Affrontare questa condizione strutturale richiede un approccio integrato e interdisciplinare, capace di gettare un ponte tra l'analisi geopolitica, il diritto internazionale, le tecnologie avanzate e le pratiche di restauro guidate dalle comunità stesse. Questa sessione mira inoltre a esplorare la multiforme relazione tra conflitto e patrimonio, concentrandosi non solo sulla valutazione del rischio e sulla documentazione d'emergenza, ma anche sui complessi processi di riconnessione, restauro e ricostituzione del patrimonio all'interno delle sue comunità originarie.
Si incoraggiano i contributi di ricercatori e professionisti negli studi sul patrimonio (heritage studies), relazioni internazionali, geomatica, discipline umanistiche digitali (digital humanities), archeologia, diritto e campi affini. Sono benvenute le proposte che esaminano queste sfide attraverso riflessioni teoriche, innovazioni tecnologiche e casi studio operativi.
I temi di interesse includono, ma non si limitano a:
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Dinamiche geopolitiche e rischio del patrimonio: Analisi del patrimonio culturale come bersaglio o danno collaterale nei conflitti contemporanei; politiche internazionali e quadri giuridici per la protezione del patrimonio nelle zone di guerra.
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Saccheggio e traffico illecito: Meccanismi di commercio illecito durante le crisi, contromisure internazionali e tecnologie per il tracciamento e la verifica della provenienza dei beni culturali.
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Documentazione digitale sotto minaccia: Il ruolo della scansione 3D rapida, del telerilevamento satellitare, dell'osservazione della Terra e dei digital twin (gemelli digitali) nella documentazione del patrimonio a rischio o distrutto prima, durante e dopo i conflitti.
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Ricostituzione e riconnessione: Metodologie, quadri etici e tecnologie avanzate per la ricostruzione materiale o virtuale di beni distrutti e per il loro rimpatrio nelle comunità d'origine.
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Resilienza delle comunità e passato immateriale: Iniziative dal basso (grassroots), public history e modelli di governance partecipativa volti a preservare la memoria collettiva e a rivitalizzare i diritti culturali negli scenari post-conflitto.
B.5 Tecnologie digitali e fattori di rischio
Il patrimonio culturale digitale rappresenta oggi un'infrastruttura critica della conoscenza in ciascun paese, per le istituzioni europee e a livello internazionale, rilevante per le identità collettive, l'inclusione sociale e la democrazia. Il suo compromesso erode la capacità delle comunità di riconoscere una memoria condivisa e di trasmetterla alle generazioni future. Al contempo, la sua protezione implica non solo conoscenze tecniche basate su domini settoriali, ma anche approcci interdisciplinari, sia nella fase di creazione e gestione, sia nel periodo di conservazione a lungo termine. In questa dimensione tecnologica avanzata, la sfida globale include rischi impegnativi, troppo grandi perché chiunque possa risolverli da solo: sicurezza e privacy dei dati, abuso e uso improprio dei dati, protezione del copyright, conservazione digitale a lungo termine, degrado dei supporti di memorizzazione, obsolescenza di software e hardware, metadati insufficienti o incoerenti, minacce informatiche, dipendenza dalle piattaforme. Inoltre, altri rischi sono meno evidenti ma non meno rilevanti per garantire informazioni e contenuti culturali qualificati, nonché il loro significato originale per le generazioni future: autenticità, affidabilità, corretta valorizzazione, salvaguardia della proprietà dei dati e dei contenuti.
In che modo le tecnologie digitali possono sia mitigare sia intensificare il rischio in relazione al patrimonio culturale materiale, immateriale e nativo digitale (born-digital)? Nuove abilità e competenze trasversali devono essere incluse nei portfolio professionali di tutti i domini culturali. Le applicazioni dell'Intelligenza Artificiale stanno aprendo nuove possibilità per la documentazione, la valutazione del rischio, il monitoraggio e il supporto alle decisioni, sollevando al contempo questioni di trasparenza, pregiudizio (bias), provenienza, etica e fiducia. Sono benvenuti contributi su:
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Definizione e valutazione di politiche e strategie per la conservazione digitale;
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Iniziative per affrontare l'obsolescenza tecnologica basate sulla migrazione;
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Gestione dei rischi per la sicurezza delle informazioni nei contesti culturali;
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Standard di metadati e quadri di interoperabilità, inclusi OAIS, PREMIS, METS, CIDOC-CRM e Dublin Core;
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Analisi e gestione dei rischi legati al furto di proprietà intellettuale (digital forensics, autenticità e provenienza);
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Sicurezza informatica (cybersecurity) e modellazione delle minacce (threat modelling) per le istituzioni del patrimonio;
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Preparazione ai disastri, pianificazione delle emergenze e flussi di lavoro per la resilienza (misure per evitare l'alterazione dei depositi digitali e la riscrittura delle narrazioni storiche);
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Mitigazione dei rischi di perdita del controllo comunitario e istituzionale in caso di riproduzione digitale;
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Applicazioni di IA per la valutazione del rischio, il rilevamento delle anomalie, la definizione delle priorità e la mitigazione;
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Modelli educativi e formativi volti a sviluppare le figure professionali necessarie per una conservazione digitale sostenibile.
Le proposte possono presentare casi studio, articoli teorici o metodologici, dimostrazioni di strumenti e flussi di lavoro, analisi di politiche e governance, studi comparativi e proposte pedagogiche o curricolari. Sono particolarmente incoraggiati i contributi interdisciplinari, in particolare quelli che collegano la ricerca sul patrimonio con archivi, biblioteche, musei, informatica, scienze dell'informazione, discipline umanistiche digitali ed educazione.
La sessione mira a generare un nucleo mirato di contributi capaci di chiarire gli attuali fattori di rischio digitale, identificare pratiche robuste di conservazione e di metadatazione, valutare gli usi responsabili dell'IA e rafforzare l'ecosistema formativo richiesto per costruire la prossima generazione di professionisti della conservazione digitale.












